Il sì vince ma non sfonda al referendum per l'intesa con sindacati su Pomigliano
Perché ieri in Polonia anche Solidarnosc ha votato “no”
L’ultima volta che un sindacato polacco si è dato da fare, è caduto un regime. Adesso i politici di Varsavia si muovono per difendere i posti di lavoro alle industrie Tychy, dove il gruppo Fiat produce 600 mila auto ogni anno. Il destino dell’impianto è legato alla nuova strategia della casa torinese, e quindi resterà in sospeso sino a quando non sarà presa una decisione su Pomigliano. Leggi Conflittualità infinita se si delegittima la Fiom. Parla Tronti

L’ultima volta che un sindacato polacco si è dato da fare, è caduto un regime. Adesso i politici di Varsavia si muovono per difendere i posti di lavoro alle industrie Tychy, dove il gruppo Fiat produce 600 mila auto ogni anno. Il destino dell’impianto è legato alla nuova strategia della casa torinese, e quindi resterà in sospeso sino a quando non sarà presa una decisione su Pomigliano. Uno dei piani prevede di riportare in Italia una parte della produzione che oggi si trova a Tychy. Questa ipotesi sta suscitando grandi polemiche in Polonia.
Ieri un portavoce di Solidarnosc ha detto che “si tratta di un progetto incomprensibile, una vera ingiustizia nei confronti dei nostri operai”. Anche il governo, guidato da un partito di centrodestra, Piattaforma civica, sta studiando le possibili soluzioni a un caso che rischia di compromettere la performance economica del paese: poche settimane fa, gli analisti hanno previsto che la Polonia chiuderà l’anno con una crescita vicina al tre per cento, ma quando hanno chiuso i conti Tychy non era in pericolo.
La questione ha conseguenze anche sulla campagna per le elezioni presidenziali. Domenica scorsa il paese è andato alle urne per scegliere il nuovo capo di stato: Bronislaw Komorowski, di Piattaforma civica, se la vedrà al ballottaggio con Jaroslaw Kaczynski, che rappresenta il partito conservatore Diritto e giustizia. Proprio Kaczinski appare il più attivo fra i due. Ha chiuso la propria campagna di fronte ai cancelli di Tychy, come faceva ai tempi di Solidarnosc. “Questa fabbrica è in salute – ha detto – gli affari sono buoni e non c’è alcun motivo per chiudere. Se Fiat prenderà una decisione del genere, non sarà per una ragione economica, ma per le pressioni politiche ricevute dal governo italiano e dal premier Silvio Berlusconi”.
Kaczynski ha promesso che Tychy resterà viva, se i polacchi lo eleggeranno presidente. Per riuscire nell’impresa ha intenzione di chiedere l’aiuto dello storico leader di Solidarnosc, Lech Walesa. In Polonia è una grande notizia, dato che i due non si parlano ormai da vent’anni. Kaczynski ha chiuso il primo turno con il 36 per cento dei voti, cinque punti in meno rispetto al rivale, ma potrebbe colmare il distacco al ballottaggio. Tychy è una città di fabbriche nella parte meridionale della Polonia. Gli impianti Fiat sono moderni e danno lavoro a settemila persone (1.700 sono state assunte nel 2008, quando si è cominciata a produrre anche la Ford Ka). Oltre alla Panda, che potrebbe tornare presto nell’impianto di Pomigliano d’Arco, in questi capannoni è stato costruito il maggior numero di Fiat 500 per il mercato dell’Europa. I vantaggi rispetto a Pomigliano sono numerosi, dal punto di vista industriale. Prima di tutto il salario degli operai, che non supera in media i 700 euro al mese, poi i benefici concessi dal governo di Varsavia per mantenere qui la produzione e, infine, la produttività dell’impianto, che non ha pari in Italia.
E’ noto che l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, abbia un’ottima opinione dello stabilimento di Tychy. Anche per questo, dopo che Fiat ha chiuso l’accordo con Chrysler, decine di ingegneri americani sono stati spediti in Polonia per vedere una cosa che, negli Stati Uniti, non si osserva da un pezzo: una fabbrica di auto che assume nuovo personale. Lo sviluppo di Tychy è stato sostenuto anche dalla crisi economica, che ha avvantaggiato le auto di piccola cilindrata. Un anno fa, gli analisti pensavano che la Polonia sarebbe diventata in fretta la principale piattaforma produttiva del gruppo italiano guidato da Marchionne. Oggi, invece, per salvare il futuro di Tychy, servono gli eroi di Solidarnosc.
Ieri un portavoce di Solidarnosc ha detto che “si tratta di un progetto incomprensibile, una vera ingiustizia nei confronti dei nostri operai”. Anche il governo, guidato da un partito di centrodestra, Piattaforma civica, sta studiando le possibili soluzioni a un caso che rischia di compromettere la performance economica del paese: poche settimane fa, gli analisti hanno previsto che la Polonia chiuderà l’anno con una crescita vicina al tre per cento, ma quando hanno chiuso i conti Tychy non era in pericolo.
La questione ha conseguenze anche sulla campagna per le elezioni presidenziali. Domenica scorsa il paese è andato alle urne per scegliere il nuovo capo di stato: Bronislaw Komorowski, di Piattaforma civica, se la vedrà al ballottaggio con Jaroslaw Kaczynski, che rappresenta il partito conservatore Diritto e giustizia. Proprio Kaczinski appare il più attivo fra i due. Ha chiuso la propria campagna di fronte ai cancelli di Tychy, come faceva ai tempi di Solidarnosc. “Questa fabbrica è in salute – ha detto – gli affari sono buoni e non c’è alcun motivo per chiudere. Se Fiat prenderà una decisione del genere, non sarà per una ragione economica, ma per le pressioni politiche ricevute dal governo italiano e dal premier Silvio Berlusconi”.
Kaczynski ha promesso che Tychy resterà viva, se i polacchi lo eleggeranno presidente. Per riuscire nell’impresa ha intenzione di chiedere l’aiuto dello storico leader di Solidarnosc, Lech Walesa. In Polonia è una grande notizia, dato che i due non si parlano ormai da vent’anni. Kaczynski ha chiuso il primo turno con il 36 per cento dei voti, cinque punti in meno rispetto al rivale, ma potrebbe colmare il distacco al ballottaggio. Tychy è una città di fabbriche nella parte meridionale della Polonia. Gli impianti Fiat sono moderni e danno lavoro a settemila persone (1.700 sono state assunte nel 2008, quando si è cominciata a produrre anche la Ford Ka). Oltre alla Panda, che potrebbe tornare presto nell’impianto di Pomigliano d’Arco, in questi capannoni è stato costruito il maggior numero di Fiat 500 per il mercato dell’Europa. I vantaggi rispetto a Pomigliano sono numerosi, dal punto di vista industriale. Prima di tutto il salario degli operai, che non supera in media i 700 euro al mese, poi i benefici concessi dal governo di Varsavia per mantenere qui la produzione e, infine, la produttività dell’impianto, che non ha pari in Italia.
E’ noto che l’amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, abbia un’ottima opinione dello stabilimento di Tychy. Anche per questo, dopo che Fiat ha chiuso l’accordo con Chrysler, decine di ingegneri americani sono stati spediti in Polonia per vedere una cosa che, negli Stati Uniti, non si osserva da un pezzo: una fabbrica di auto che assume nuovo personale. Lo sviluppo di Tychy è stato sostenuto anche dalla crisi economica, che ha avvantaggiato le auto di piccola cilindrata. Un anno fa, gli analisti pensavano che la Polonia sarebbe diventata in fretta la principale piattaforma produttiva del gruppo italiano guidato da Marchionne. Oggi, invece, per salvare il futuro di Tychy, servono gli eroi di Solidarnosc.